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Black out e informazione

Un altro black out ha coinvolto l’Italia, questa volta, e colto i romani nel bel mezzo della notte bianca. Malgrado i disagi e la paralisi generale, non ci sono state scene di panico per le strade di Roma, né di New York e Londra. Al contrario si sono viste espressioni di amicizia ovunque; molti si sono ritrovati con un strano senso di pace, non pi˜ obbligati a correre contro il tempo, il tiranno che ci assilla. Abbiamo avuto il tempo di parlare con il vicino, di riconoscere in lui gli stessi nostri problemi e lo stesso bisogno di giocare, stare insieme, godere dell’arte, della cultura e, soprattutto dell’amicizia e del rispetto reciproci. Un’occasione quindi per staccarsi dalla corsa folle che ci separa verso mete in apparenza distinte, ma che hanno tutte lo stesso effetto: la corsa e l’affanno quotidiani.

Un’occasione anche per capire che la rete elettrica è non solo fragile e vecchia, ma anche tiranna nei confronti dell’uomo e di tutta la societý, oltre che facilmente vulnerabile; il suo tallone d’Achille è la concentrazione nelle mani di pochi gestori dai quali dipendono milioni e milioni di consumatori. La produzione di energia elettrica potrebbe essere libera, differenziata, appropriata al particolare territorio ed ai peculiari consumi; potrebbe così non inquinare, non creare l’attuale massiccia dipendenza dal petrolio ed anche ridurre i costi sociali. Ma c’è ancora di più: il senso di sollievo che ha procurato il black out è simile a quello provato quando si riesce a sfuggire dalle città; in campagna o in montagna, si dormono sonni più tranquilli, i sogni aumentano, il riposo è più sano e profondo, perché siamo lontani dal “rumore” elettromagnetico, dall’elettrosmog che inquina ogni giorno la mente e mina la salute del corpo; lontano da giornali, radio e TV ci si sente pi˜ liberi, pi˜ in armonia con l’ambiente, più… umani e più attenti ai messaggi della natura. Oggi appaiono due modi distinti di affrontare il “problema energia”: uno è quello tradizionale e cioè la costruzione di grosse centrali, utili al controllo di intere popolazioni; un altro è quello di utilizzare le risorse locali, le energie dolci e, soprattutto, il risparmio e così di evitare le dispersioni di calore che inquinano l’ambiente, oltre che essere indipendenti dai combustibili fossili. Sono due modi di vedere la società ed è ovvio che le simpatie di chi ama la libertà e rispetta la natura vanno più al secondo. Tuttavia la lotta tra i due modi di affrontare il “problema energia” è falsa ed utile a creare due schieramenti opposti che comunque non riusciranno a risolverlo, perché la verità è che il “problema energia” non c’è. E’ come il problema della “pace” che vede due schieramenti opposti tra i pacifisti che chiedono “pace”, senza ottenerla, ed i governi “democratici”, guerrafondai che la fanno a dispetto della volontà dei popoli. I “problemi” sono creati da un sistema politico folle, incapace di soddisfare i problemi più elementari, ma tenacemente attaccato alla divisione in centinaia di stati, l’uno contro l’altro armati.

Alla radice di qualsiasi problema c’è la convinzione falsa che siamo divisi ed “obbligati” a combattere l’uno contro l’altro. L’idea della separazione da Dio, induce l’uomo a separarsi dall’altro uomo. Se comprendiamo che siamo tutti parte di un unico Organismo, le ingenti spese militari e relativi consumi energetici sparirebbero come neve al sole. Anche la crisi cronica del sistema politico mondiale, il debito, si potrebbe risolvere d’incanto, se solo i governi agissero nel rispetto della volontè dei popoli. E la volontè comune a tutti è quella di essere felici, amarsi, essere liberi di esprimere la propria creatività, dedicarsi al gioco, alla cultura, allo sport, alla creazione del bello, alla capacitý di soddisfare i propri bisogni, senza depredare o sfruttare gli altri o l’ambiente. L’energia non manca; è utilizzata male e per fare del male.

La vera grande risorsa dell’uomo è la verità che non emerge mai dai giornali e da TV, riempiti dalle parole dei politici, degli intellettuali e del papa, cioè da parole tanto belle quanto vane e non aderenti ai fatti. Per conoscere la verità sulle cause del black out del 27 settembre, sono state istituite almeno otto commissioni di inchiesta… . Sulle vere cause della tropicalizzazione del clima la scienza fa ricerche che non sono finora approdate a nulla; queste in parte escludono l’effetto serra come causa e quindi assolvono governi che non vogliono rinunciare alle emissioni nocive di anidride carbonica. Le stesse autoritè italiane che, a luglio, all’epoca del black out di New York, avevano assicurato che, in Italia, l’effetto domino sarebbe stato impossibile, oggi ci assicurano che i black out ci accompagneranno per tutto il 2004. Sulla base di quali fatti, se i fatti non sono chiari? In compenso tutti i giorni la TV annuncia che a Natale prossimo si diffonderý un nuovo temibile virus.

Il modo di trasmettere le informazioni è aleatorio, incapace di riconoscere le cause, ma comunque sempre pronto ad esaltare la paura e la sindrome della carenza che affligge l’umanitè, da millenni. Il mondo così detto “civile” è oggi in una grave crisi economica, prossima al collasso; è basato su finanze fittizie, “virtuali” che diventano reali perchÈ miliardi di uomini le producono, lavorando tutto il giorno per poi consumarle nel tempo “libero”, essere afflitti dai debiti, dalle tasse, dai mutui e rinunciare oppure pagare a prezzi esorbitanti svaghi, cultura e spettacoli. Gli uomini prestano fede all’informazione che esalta il bisogno di energia e di protezione, la presunta necessità, da un lato, di fare guerre e, dall’altro, di accrescere i consumi. Ed i consumi più redditizi, si sa, sono quelli di “beni” che non fanno bene, armi e farmaci.

Miliardi di uomini credono ancora quel “dio” che ha condannato l’uomo a “lavorare con il sudore della fronte”. Il pianeta terra è oggi ridotto ad una colonia penale, con i guardiani “cattivi” che propongono i lavori forzati per tutta la vita e quelli pi˜ “buoni” che offrono uno straccio di pensione quando sei vecchio e stanco. Oggi la tecnologia può sollevare l’uomo dalla fatica fisica. Tuttavia la tecnologia “elettrica” ha introdotto un altro tipo di fatica, ancora più insidiosa: quella prigione mentale che impedisce all’uomo di uscire dai modi di pensare comuni e quindi di credere che il mondo non cambia, perchÈ è vittima dalla “cattiveria” dell’uomo.

E invece la verità è che il mondo sta cambiando; gli uomini si rifiutano di bombardare popoli inermi, rischiando, in Israele, anche la fucilazione e la corte marziale; altri stanno cercando di vivere in modo nuovo, di esprimere arte, cultura e relazioni umane improntate all’amicizia, alla reciproca trasparenza ed al rispetto; altri ancora diventano consapevoli che il lavoro umano è la vera ricchezza e si autoorganizzano senza ricorrere a finanziamenti e a debiti e senza più fare i dipendenti di un sistema che li sfrutta. Non solo l’umanità, ma anche il pianeta sta cambiando. La tropicalizzazione del clima, l’estate torrida che abbiamo appena attraversato, l’estremizzazione dei fenomeni atmosferici sono legati ad una instabilità crescente del campo elettromagnetico terrestre a sua volta legato a quello solare. già perché non solo la terra, ma tutto il sistema solare sta cambiando, come spiego nei miei libri.

Il dramma del mondo non è dato dalla cattiveria degli uomini, ma da un tipo di informazione che lucra sulla divisione e la paura: è la vecchia politica del “divide et impera”. E la divisione trova oggi il suo mezzo migliore di espressione nel campo elettromagnetico, in TV e giornali che esasperano l’attenzione alla quantitý, alle apparenze formali, ad una divulgazione che fa apparire la scienza come certa, quando non lo è affatto.

Le vere grandi risorse del genere umano sono la gioia e l’amore per la vita e sono a disposizione di tutti; l’essere umano potrebbe utilizzare il campo elettromagnetico per quello che è, un mezzo utile e non il modo per manipolare il cervello umano. Il campo elettromagnetico è invece diventato, soprattutto con la TV, una nuova forma di “religione” tecnologica, alla quale tutti pi˜ o meno si adeguano a livello subconscio. E veritý e’ anche che il sistema non e’ un “nemico”; il sistema è lo specchio di ciò che l’umanitý è abituata a credere; il sistema siamo tutti noi ed è quindi invincibile, tanto se parliamo in un modo e poi ci comportiamo nell’altro, cioè corriamo tutto il giorno per adeguarci al sistema stesso. L’unico vero “nemico” è la propria paura di fermarsi ad osservare se stessi ed il mondo come e’ realmente e non come appare in TV. Chi lo fa comprende che il mondo sta cambiando ad un ritmo sempre più accelerato, in modi imprevedibili che sfuggono alla scienza, alla cultura ed alla politica. Il sistema sta franando su se stesso, perché sta perdendo la base che lo sostiene, la paura che rende gli uomini schiavi del potere. E mi riferisco a qualsiasi potere, anche a quello individuale, al proprio ego o tiranno che detta i comportamenti, perché è in verità schiavo della morale e/o delle idee alle quali vuole credere e della sua presunta incapacitý a modificare il corso degli eventi. Ormai i tempi sono maturi per comprendere che siamo immersi in una matrix, una realtà virtuale, manipolata dall’informazione ufficiale, e che questa matrix diventa realtý, perchÈ gli uomini la credono tale. L’inganno è un auto inganno. Il cervello umano è avido di conoscenza, curioso di idee e di notizie nuove, ma incapace di coscienza; è manipolato dal suo stesso sistema di fede, paralizzato a guardare il passato e pronto a ripeterlo, in modo automatico, anche se sospetta che qualche cosa sta cambiando. E’ urgente imparare ciò che non ci è mai stato insegnato e cioË ad agire in modo coerente con la propria vera volontý e, prima di tutto, a riconoscerla; se vogliamo coltivare amore, amicizia, collaborazione, renderci utili gli uni con gli altri, esprimere ciascuno le proprie abilità, possiamo farlo e così contribuire ad un mondo nuovo, per il vantaggio ed il benessere di tutti. Per imparare ciò che nessuna scuola ha finora insegnato bisogna riconquistare la plasticità del proprio cervello e, per questo, serve un allenamento. L’allenamento del cervello è possibile per tutti quelli che lo vogliono ed accettano di mettersi in discussione con senso dell’auto ironia, perdono e comprensione per se stessi; io lo sto facendo, ormai da tempo, e non sono la sola. Parlarne è possibile, ma inutile. L’allenamento vale solo se è pratico e pochi sono pronti a farlo nella pratica. Questi pochi però possono essere utili a tutti. Il mio seminario di agosto ha segnato una svolta anche per me, l’evidenza che i pochi ci sono. Perciò sto organizzando, insieme con tutti gli interessati, un’Associazione che riunisca quelli che vogliono allenare il proprio cervello per sviluppare le proprie potenzialità ed uscire dalla trappola della propria paura. L’Associazione NOETICA 2004.

Articolo scritto il 6 ottobre 2003

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