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Archivi mensili: settembre 2004

Il metodo: divide et impera

Non amo parlare di me e del caso che ha cambiato la mia vita, 25 anni fa. Lo faccio perché il caso subisce oggi una nuova risonanza e si arricchisce di illazioni che lo ripropongono sotto una nuova luce. Dopo venti anni, è giunto in Italia il Dossier Mitrokhin, un documento poco credibile, secondo il giudizio di vari governi, che invece qui diviene oggetto di un'inchiesta parlamentare. "Non è archeologia spionistica, c'è Moro nel dossier Mitrokhin..." riporta un testo dell'agenzia ANSA del 22 ottobre 2004. Il mio caso è infatti legato a quest'ultimo e citato come perno per dimostrare l'attualità del Dossier. E' successo nel '79. Ero da poco separata dal mio primo marito ed abitavo con le mie due bambine, allora di 11 e 4 anni, in una casa luminosa e grande, passata poi alla storia come il "covo di Viale Giulio Cesare". Ignara della loro vera identità e del contenuto dei loro bagagli ho ospitato Morucci e Faranda, brigatisti legati al sequestro di Aldo Moro, avvenuto l'anno prima, nel '78. Avevo all'epoca un incarico docente all'Università di Calabria e quindi mi alternavo tra i miei impegni didattici, a Cosenza, e quelli familiari, a Roma. Quando ero a Cosenza, le mie bambine si trasferivano in casa dei miei genitori, nonni premurosi e molto affezionati alle nipotine.

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ATLANTIDE, IL TEMPO E L’ETERNITA’

Due grossi quotidiani offrono in questi giorni la storia a dispense e cominciano, come al solito, con quella dell’antico Egitto. E' una grande civiltà durata millenni, molto a lungo rispetto alla vita del singolo individuo ed anche la durata dell'attuale civiltà industriale, ma comunque un tempo molto breve rispetto alla vita del pianeta. La Terra ha almeno 4 miliardi di anni, i dinosauri hanno dominato la sua superficie per almeno 200 milioni di anni, ed invece la storia umana, di questa specie "intelligente", audace, l'unica che considera normale la guerra, sarebbe cominciata solo 13 mila anni fa. Da notare che la realtà è ciò che l'osservatore cosciente osserva, per un noto principio della fisica*. Poiché, secondo la convinzione comune, l'osservatore non c'era prima dell'inizio della storia e non c'era nemmeno nei millenni passati, la "realtà storica" è quella che ci raccontano ed alla quale crediamo, perché fa parte dell'educazione comune. Sin dalle scuole elementari e quindi in un'età in cui il cervello è ancora plastico certe "verità" si imprimono più facilmente e rimangono come "memoria" storica sulla quale ben pochi si interrogano o indagano. Poiché gli uomini, si sa, dimenticano, l’importante è ripetere. La “verità” diventa ciò che si ripete a scuola, nei giornali ed in TV. Nessuno ha trovato tracce dell’anello mancante tra uomo e scimmia, la biologia molecolare smentisce in modo categorico l'evoluzione dell'uomo dalle scimmie, ma tutti o quasi credono che sia andata così e forse sono gli stessi che credono alla freccia del tempo , unica ed irreversibile...

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