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Il metodo: divide et impera

Non amo parlare di me e del caso che ha cambiato la mia vita, 25 anni fa. Lo faccio perché il caso subisce oggi una nuova risonanza e si arricchisce di illazioni che lo ripropongono sotto una nuova luce. Dopo venti anni, è giunto in Italia il Dossier Mitrokhin, un documento poco credibile, secondo il giudizio di vari governi, che invece qui diviene oggetto di un’inchiesta parlamentare. “Non è archeologia spionistica, c’è Moro nel dossier Mitrokhin…” riporta un testo dell’agenzia ANSA del 22 ottobre 2004. Il mio caso è infatti legato a quest’ultimo e citato come perno per dimostrare l’attualità del Dossier. E’ successo nel ’79. Ero da poco separata dal mio primo marito ed abitavo con le mie due bambine, allora di 11 e 4 anni, in una casa luminosa e grande, passata poi alla storia come il “covo di Viale Giulio Cesare”. Ignara della loro vera identità e del contenuto dei loro bagagli ho ospitato Morucci e Faranda, brigatisti legati al sequestro di Aldo Moro, avvenuto l’anno prima, nel ’78. Avevo all’epoca un incarico docente all’Università di Calabria e quindi mi alternavo tra i miei impegni didattici, a Cosenza, e quelli familiari, a Roma. Quando ero a Cosenza, le mie bambine si trasferivano in casa dei miei genitori, nonni premurosi e molto affezionati alle nipotine.

Il 29 maggio ’79 io e le bambine eravamo in casa allorché ci fu l’irruzione della polizia. Mio padre non c’era, al contrario di quanto afferma il dossier Mitrokhin, giunto in Italia nel ’99. Grazie ad un giornalista, ricevo ora i resoconti della Commissione Mitrokhin e, per la parte che mi riguarda e che quindi conosco molto bene, rimango allibita dalla serie di argomenti falsi che contraddicono fatti ampiamente documentati.

Secondo il dossier Mitrokhin, mio padre era una “spia” del KGB in Italia. “Spia”? Mio padre credeva nel socialismo che, all’epoca del fascismo e della guerra mondiale, era rappresentato dall’URSS. La sua tesi era che “non sono i popoli che vogliono la guerra, ma i governi”. Un concetto molto semplice e di straordinaria attualità che illustra il sogno di milioni e milioni di uomini, l’unità di tutti i popoli della terra. E non solo sarebbe stato “spia”, ma addirittura il “capo-rete del KGB” in Italia. Chi lo ha conosciuto e riconosciuto lo spessore profondo dei suoi sentimenti, la sua natura romantica e timida sa che era sì molto colto ed intelligente, ma non aveva le doti del “capo”. Può apparire una difesa di parte, frutto dell’affetto che mi lega alla sua memoria. L’uso dei termini impropri però è attuale. Il termine “rete” è consueto, ripetuto ogni giorno in tutti i telegiornali. La “rete” di Al Quaeda spiega perché dall’11 settembre 2001 siamo in “guerra contro il terrorismo”. Esiste la “rete” di Al Quaeda? Secondo il recente reportage di un giornale britannico, il Guardian, no.

Esiste la “rete” del KGB? Non lo so. Chi ha visto il film “Piazza delle cinque Lune” può capire il gioco che ormai traspare non solo in vari film, ma anche in una copiosa letteratura che politici e giornalisti sembrano ignorare. Esistono diversi livelli di realtà. A livello più basso ci sono quelli che credono di combattere, a torto o a ragione, a favore di uno schieramento e contro l’altro, creduto “opposto”; a livello più alto ci sono i veri agenti che li usano, li manipolano ed appartengono a tutti i servizi segreti, inclusi CIA e KGB. A livello ancora superiore, “occulto”, i veri autori della storia, una lunga serie di fatti cruenti i quali, con incredibile puntualità, impediscono l’innesco di qualsiasi processo di pace e di unità. Autori crudeli? Forse. Di certo, sono autori consapevoli di una storia molto diversa da quella che ci raccontano a scuola o sui giornali. Una storia che in parte ho descritto nel mio ultimo libro, Universo Organico.

Vado fuori tema? Tutt’altro ed i resoconti della Commissione mi offrono l’opportunità di dimostrarlo. Secondo il dossier, mio padre e mia madre sarebbero stati entrambi decorati con la stella rossa. La “Bibbia” Mitrokhin attribuisce a mia mamma dei fatti che non calzano affatto con la sua natura estrosa, artistica ed aliena dalla politica. Oggi abito con i miei figli, nella casa dei miei genitori. Abbiamo cercato la stella rossa ovunque, perlustrato ogni angolo; i ragazzi volevamo incorniciarla e metterla in salotto come cimelio storico, ma della stella nessuna traccia. Poi abbiamo anche fatto l’ipotesi che non fosse un oggetto, come credevamo all’inizio, bensì un documento, un attestato o una pergamena. Niente di niente. La decorazione con la stella rossa è data per certa anche dall’on. Cossiga al quale riconosco il merito di aver inserito l’opera di mio padre nel suo giusto contesto storico. Rimango però allibita dalle sue dichiarazioni.

Sarebbe stato mio padre a denunciare la presenza dei brigatisti in casa mia. E lo ha fatto, cito testualmente (resoconto del 26 febbraio 2004) “… ottenendo in cambio il fatto che la figlia è stata liberata la sera stessa e nessuno ha mai parlato né della figlia né di lui… “

Nessuno ha mai parlato di me? Ho conservato solo una parte dei giornali che hanno messo il mio nome in prima pagina, ogni giorno, per tutta la durata della mia detenzione (57 giorni) ed in varie occasioni anche dopo. Ho passato una settimana in isolamento, con accuse da capogiro. Ricordo sempre che, dopo una delle tante notti insonni, vidi spuntare le luci dell’alba attraverso le grate. Mi colse un’improvvisa tenerezza. Fu un momento magico in cui promisi a me stessa che avrei fatto di tutto per dimostrare la verità. Una promessa solenne che mi avrebbe portato, anni dopo, a capire che la verità è la vita, la vita che non ha limiti né di tempo, né di energia. Allora cominciò infatti la sensazione profonda che avevo già vissuto quella condizione di innocente, accusata di colpe non commesse, in altre vite. Quell’evento traumatico era servito a risvegliare in me la memoria che la vita è eterna. Da allora ho affrontato egli eventi in modo nuovo e la vita mi ha aiutato, con testimonianze e prove che hanno dimostrato la mia innocenza.

Il motivo della mia assoluzione è spiegato in dettaglio negli atti del processo. L’on. Fragalà oggi dice “non si spiega perché la Conforto sia stata assolta, avendo lo Skorpion sotto il letto”. Da una simile frase risulta evidente che li ignora, altrimenti saprebbe che lo Skorpion non era affatto sotto il mio letto. Se poi non avesse avuto la pazienza di leggerli e fosse stato davvero interessato ad appurare la verità, avrebbe potuto chiederlo direttamente a me. Malgrado, gli onorevoli Guzzanti e Fragalà, inquirenti della Commissione, colgano ogni occasione pubblica per citare il mio nome, non mi hanno mai convocato. Perché? Perché, e questa è la mia personale opinione, sanno benissimo che il mio caso non dimostra affatto i legami tra KGB e BR. Lo usano per giustificare le loro indagini, svolte peraltro nel modo che la su citata frase di Fragalà lascia presumere. E’ un’inchiesta o una nuova forma di inquisizione?

Indubbiamente la polizia sapeva bene dove si trovavano quelli che per me erano “Enrico” e “Gabriella”; non ha bussato a tutte le porte del palazzo, ma ha suonato in modo imperioso alla mia. “Fortuna” ha voluto che fossi solo a due metri dalla porta e che perciò ho aperto subito. Dato l’assetto di guerra dei sessanta poliziotti che sono entrati in casa con le armi puntate, poteva succedere di tutto, se non lo avessi fatto. Potevano sfondare la porta, sparare. Quindi mio padre, di intelligenza eccezionale, come si riconosce anche nei resoconti, sarebbe stato così stupido da mettere me e le bambine in mezzo ad un simile pericolo? Inoltre mio padre veniva solo occasionalmente da me e per pochi minuti per prendere le bambine. Eravamo invece noi spesso a casa loro e per interi pomeriggi; lì le piccole avevano molti amici della loro età con i quali giocavano nel giardino condominiale; nel frattempo io studiavo ed approfittavo dell’ottima cucina di mamma. Conoscendo l’affetto e la stima che mio padre mi ha sempre dimostrato e che possono confermare tutti i comuni conoscenti, sono più che certa che, se mio padre avesse saputo, lo avrebbe detto a me. Avremmo avuto tutto il tempo   di approntare un piano davvero intelligente e non assurdo.

Io avrei ottenuto l’immunità in cambio della presunta denuncia di mio padre. Chi può credere che la polizia eviti l’intervento della magistratura e quello della stampa, per di più in un caso così clamoroso? Fragalà il quale afferma che, denunciando i due brigatisti, Giorgio Conforto ha salvato la figlia ed eliminato “l’ala contrattivista delle BR”, facendo così intendere che fosse a favore di quella dura. Forse non è superfluo ripetere che mio padre voleva un mondo migliore, non ha mai creduto nel delitto come strumento politico, come usano fare le BR di qualsiasi ala o coda. Il terrorismo non ha mai fatto parte del suo modo di pensare. Lo testimoniano i suoi libri, le sue poesie, i suoi numerosi articoli. Si sta inventando una storia ed un personaggio che non sono mai esistiti.

E perché oggi una sì tardiva “rivelazione”? Non ne conosco le cause, ma ne conosco gli effetti. Proponendo un nuovo “colpevole”, si riduce il margine del “mistero” che accompagna tuttora il caso Moro; una nuova storia subentra alla vecchia, facendo leva sull’oblio collettivo. Così facendo si manipola la storia. Perché? Forse è solo per una questione di metodo. Il metodo è l’uso di mezze verità che sono anche tutte mezze bugie; serve per stimolare discussioni utili solo a distogliere l’attenzione dai problemi veri. Il terrorismo è di moda e sul terrorismo deve concentrarsi l’attenzione dei giornali e delle masse. Pare che un consigliere scientifico di Blair, sia stato rimosso dal suo incarico, perché ha dichiarato che il riscaldamento globale del pianeta è un pericolo di gran lunga più grave del terrorismo. E’ evidente che, oltre al riscaldamento, c’è anche un inganno globale.

Quell’episodio ormai di 25 anni fa, per me traumatico, è stato l’inizio di un lungo cammino che mi ha consentito di individuare il vero “responsabile” di una storia, che oggi sta diventando sempre più tragica e paradossale.

Il “responsabile” è il cervello umano che crede nella divisione.

Qualsiasi divisione ignora la verità, la vita che dà vita a tutti senza differenze di censo, nazione, colore, religione o ideologia politica. Di chi è questo cervello? Di noi tutti, esseri umani, chi più chi meno. Certamente è più quello dei “primi”, dei politici che indicano il “nemico di turno” e suscitano l’ira delle genti. Quanti casi, nella storia degli ultimi decenni, hanno indicato “colpevoli” o introvabili o morti? Quando Bush tuonava che Saddam aveva le armi di distruzione di massa, gli “ultimi”, che non hanno accesso ai media, sentivano che le cose non stavano così. Gli “ultimi” oggi sanno che la verità si sente anche se non viene scritta sui giornali o detta in TV.

I “primi” hanno creduto alla versione ufficiale e votato per una guerra che, come era ovvio aspettarsi, ha accresciuto il terrore. Io credo che dobbiamo ringraziarli, per l’uso così frequente di bugie. Aiutano la gente a capire il mostruoso e millenario inganno: il metodo che divide e così impera. Il metodo è utile ad indurre gli uomini a schierarsi per un lato ed a combattere quello opposto, ad ignorare l’evidenza che combattendosi, conservano il potere nelle mani di chi già lo possiede. Il metodo è un gioco che sta diventando sempre più duro, anche perché i media lo amplificano e lo fanno apparire come se fosse l’unica realtà esistente. La prossima mossa dei “primi” è forse il “nuovo ordine mondiale” che ha già annunciato Bush. Le truppe ONU che si sostituiscono a quelle delle nazioni in guerra e continuano a garantire i privilegi dei forti a danno dei deboli. Così le spese militari si distribuiscono anche sulle spalle dei deboli di tutti i paesi. Un piano davvero geniale, appoggiato da tutti gli schieramenti e considerato “necessario” perché ci sono i “terroristi”. Funzionerà? Io credo di no, perché la verità sta emergendo, insieme al calore che si sprigiona dalle dorsali oceaniche e che dimostra che la terra è una.

L’uomo ha creduto finora nella divisione. E’ falsa come dimostrano tutte le ricerche scientifiche e geologiche. Anche la divisione tra naturale e sovrannaturale è falsa.

L’uomo ha creduto finora nella scarsità delle risorse. La vita è abbondanza e prosperità. E se in questa società ci sono fame e miseria è perché si ignora il significato della vita e della morte.

L’uomo ha finora vissuto nel terrore della morte. La morte è solo un transito da un universo all’altro e sempre più esseri umani oggi ne sono coscienti. La vera storia dell’uomo è infinita.

La verità è l’eternità che non si trova nelle stanze della politica, né nelle piazze, secondo me. La verità emerge nel cuore di chi ama la verità, negli “ultimi” che non rincorrono poltrone o privilegi, ma vogliono la vera giustizia, il bene di tutti.

Io credo che siamo giunti a quella svolta nella storia in cui “gli ultimi saranno i primi”.  

Articolo scritto il 27 ottobre
 2004

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